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PROCIDA - Isola tra le isole

Terra Murata - verso l'infinito
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Terra Murata - verso l'infinito
Procida - Santa Maria delle Grazie
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Procida - Santa Maria delle Grazie
Procida - casa tipica
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Procida - casa tipica
Nel centro storico
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Nel centro storico
Procida - un "vefio"
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Procida - un "vefio"
procida - Abbazia di San Michele Arcangelo
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procida - Abbazia di San Michele Arcangelo
San Michele dai tetti
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San Michele dai tetti
Procida - Abbazia di San Michele
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Procida - Abbazia di San Michele
San Michele con il fisheye
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San Michele con il fisheye
Abbazia di san Michele
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Abbazia di san Michele
Armadio dei paramenti della Confraternita di San Michele Arcangelo
Abbazia di San Michele - Sala delle Reliquie
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Abbazia di San Michele - Sala delle Reliquie
Abbazia di San Michele - la Segreta
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Abbazia di San Michele - la Segreta
Procida - la Terra Murata
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Procida - la Terra Murata
Procida - Meridiana
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Procida - Meridiana
Terra Murata
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Terra Murata
Procida - dal museo
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Procida - dal museo
Santa Margherita
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Santa Margherita
Procida
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Procida
Procida - Il Carcere
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Procida - Il Carcere
Procida - Il mare da una cella
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Procida - Il mare da una cella
La Corricella
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La Corricella
Procida - la Corricella
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Procida - la Corricella
Procida - La Corricella
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Procida - La Corricella
Borgo della Corricella
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Borgo della Corricella
Borgo della Corricella
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Borgo della Corricella
Procida - pescherecci alla Corricella
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Procida - pescherecci alla Corricella

"A Procida prima o poi la gente fa sempre ritorno, per ritrovare qualcosa che ha paura di perdere"

Con i suoi scarsi 4 kmq di superficie, l’isola di Procida è la più piccola dell’arcipelago napoletano, stretta, non solo geograficamente, tra le più grandi e famose Ischia e Capri.
Eppure questo fazzoletto di terra in mezzo al mare serba un’infinità di tesori paesaggistici e storici.
Procida è forse la più “genuina” e incontaminata delle isole partenopee, dove si respira un’aria completamente diversa dalle vicine Ischia e Capri.
Qui i tempi della vita scorrono molto più lenti scanditi dai ritmi della pesca e delle stagioni.
Per comprendere a pieno la sua magia è però necessario evitare l’alta stagione, quando il ritorno degli emigrati e l’arrivo dei turisti satura l’abitato e le spiagge. E' quando Procida ritorna ai suoi ritmi veri che è possibile carpire la natura tenace e tranquilla dei suoi abitanti, scoprirne gli angoli segreti ed assaporarne i profumi e i silenzi.
Il cuore dell’isola è nel centro storico, con le sue viuzze secolari, sufficienti solo per far passare l’asino con le sporte, contornato da antiche case dalle ripidissime scale, inframmezzate qui e là dalle testimonianze dell’antica storia marinara dell’isola, i cui nativi ancora oggi solcano senza sosta i mari del mondo.
Molte case sono ancora circondate dal tradizionale“vèfio”, il muretto perimetrale oltre il quale si aprono spesso profumati giardini pieni di fiori e degli immancabili limoni. Il vefio è il luogo da cui sporgersi per fare due chiacchiere con la vicina di casa, o da cui scrutare la strada senza esser visti, ma per lungo tempo è stato anche il perimetro della vita delle donne isolane, cui ogni altro luogo era proibito, nella sofferta attesa del ritorno del marito marinaio.
Ma Procida è stata anche, per un secolo e mezzo, la sede di una colonia penale e di un penitenziario, chiuso definitivamente solo nel 1988.
Eppure, proprio la “Terra Murata” l’antico quartiere isolano posto nel punto più alto ed impenetrabile, sede del carcere, cela molta parte della storia procidana.
Dal porto, risalendo la strada che vi conduce, si attraversano microscopiche piazzette silenziose, nei cui angoli giacciono colorati vasi di piante sempre curate, fino all’Abbazia di San Michele dove ci si inoltra nel regno del Santo patrono e delle Confraternite procidane.
Addentrandosi all’interno del complesso, attraverso la seicentesca cappella dedicata al Santo Patrono, dove sono custoditi antichi e preziosi manoscritti, si scende, tra stretti corridoi, all’ossario, dove, tra teschi e bare si cela “la Segreta”, luogo di riunione dei confratelli.
Eppure, nella sua austerità, questo luogo, ravvivato dai suoi colori chiari, non riesce ad essere lugubre. La stessa lapide posta al centro del pavimento, lungi dall’ammonire severamente sul destino di tutti gli uomini, appare piuttosto un sereno e un po’ beffardo rammento.
Risaliti alla luce si resta incantati dalla vista che si gode dalle terrazze a strapiombo sul mare. A sinistra, oltre la punta estrema della Terra Murata, il Capo Miseno e più in là il Vesuvio e l’isola di Capri adagiata all’estrema punta della penisola sorrentina. Davanti solo la vastità del mare, con le sue sfumature cangianti interrotte dal volo dei gabbiani e da qualche solitario natante.
Riguadagnata la strada, superata la chiesa di St. Margherita si apre l’incredibile scenario del colorato centro storico, ai cui piedi giace l’antico borgo marinaro della Corricella. Inaccessibile alle auto, questo minuscolo agglomerato di case è un mondo a se, isola nell’isola, i cui ritmi appartengono a tempi ormai perduti. Conosciuta da molti per essere stata set del film il Postino, La Corricella è tuttavia impossibile da comprendere senza esserci stati.Qui è custodita l'essenza della vera Procida.
Forse per capirla almeno un po’ bisognerebbe affacciarsi da una delle sue coloratissime case e restare ad osservare lo svolgersi della vita, ascoltando il vocìo sommesso delle donne che chiacchierano nei vefii, scaldate dal sole anche in pieno inverno. Magari con un buon bicchiere di bianco locale a tenerti compagnia.
Magari così,nel lento via vai delle barche, tra le reti ammassate sul molo e i bambini che giocano liberi, potrebbe capitarvi di immaginare il "postino" Troisi, seduto un po’ più in là ad osservare anche lui lo scorrere della vita “giù alla Corricella”.

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